Padre Marella, padre e amico dei poveri


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Mi presento

Mi chiamo Michele Mariano e sono uno dei quasi diecimila ragazzi orfani assistiti da P. Marella, anni 1958/1969. Rimasto orfano di entrambi genitori nel breve spazio di neppure due anni, mio padre infatti è morto nell'estate del 1956 per trauma cranico, e mia madre è morta nella primavera del 1958 per malattia polmonare. Sono stato accolto da Padre Marella che non avevo compiuto neppure dieci anni. P. Marella era un Sacerdote veneziano che approdato a Bologna per insegnare negli anni 1920 nei licei di questa città, si dedicò all'aiuto e all'educazione dei ragazzi orfani o abbandonati, prima durante e dopo la seconda guerra mondiale.
Ora ho pensato di dedicare questo sito a Colui che mi ha aiutato a crescere, perché desidero far conoscere anche ad altri questo grande educatore e pedagogista e a tutti coloro che vivono la difficile esperienza di educatori, oltre che ai genitori con figli in difficoltà.
Cosa mi ha trasmesso Padre Marella? Qual'era il suo messaggio d'amore e di carità? Padre Marella sarebbe ancora attuale oggi? Cosa ho capito di Lui? Queste e tante altre domande potrebbero esserci, ma ne sono certo, Padre Marella sarebbe ancora attuale oggi come mezzo secolo fa.

Alla prima domanda cosa mi ha trasmesso il Padre, risponderei che mi ha trasmesso la libertà, la sensazione di non essere inferiore a nessuno, se si agisce nell'onesta di tutti i giorni. Il suo messaggio d'amore era il rispetto di ogni essere umano, con il suo esempio e comportamento che tutti siamo uguali davanti a Dio, e lo dovremmo essere anche davanti agli uomini, ma la realtà di tutti giorni purtroppo è un'altra, ma ne sono certo Lui in ognuno di noi, poveri ragazzi, vedeva il volto di Cristo, e di conseguenza si comportava.
Sarebbe ancora attuale oggi?, si sarebbe ancora attuale, perché la pazienza dei Santi e l'infinito loro amore che viene elargito in nome di Cristo, non potrebbe che essere attuale anche per i problemi di povertà dei nostri giorni, perché ripeto, Lui in ognuno di noi vedeva la sofferenza di Cristo e lasciatemi dire, anche se non sono un prete, che Cristo è attuale oggi come lo era ieri e lo sarà anche per il domani.

Cosa ho capito di Lui? In primo luogo che mi potevo fidare, che sentivo come tra l'altro ho già detto, il suo bene concreto, visibile, limpido, trasparente. Che ciò che faceva, nonostante i tanti sacrifici e sofferenze, lo faceva per amore di Dio, ma i giovamenti di questo grande amore lo sentivamo noi ragazzi, lo sentiva ogni povero che a lui si avvicinava e chiedeva, perché il Padre per essere compreso dai poveri, si è fatto povero, si è tolto da dosso quel mantello di uomo intellettuale e colto, insomma si è fatto povero proprio per essere capito dai poveri, anche se i ricchi non capendolo, lo hanno deriso, e proprio da uomini della Chiesa non è stato capito e avversato.

Sono il secondo di tre fratelli, il primo Giuseppe alla morte del papà rimarrà al paese natio Celenza Valfortore nell'entroterra foggiana, e cinquant'anni fa la miseria non solo la si sentiva ma la si poteva toccare con mano e l'obesità non era ancora parola da dizionario. Mio fratello sarà adottato da una famiglia del paese, dopo la morte del papà avvenuta nell'estate del 1956. Io avevo solo otto anni. Ho anche una sorella di nome Concetta che tutti chiamiamo amorevolmente Tina, che alla morte del papà non aveva neppure tre anni, ed anch'essa dopo la morte del papà e dopo un lungo viaggio fatto con il mulo (questo uno dei mezzi di allora),accompagnata da una suora dal paese nativo a Napoli, dove verrà adottata. Io seguii la mamma, che fu catapultata a Bologna per fare la serva e mi prese con se come fossi un fagottino che nessuno voleva, ero troppo piccolo per essere adottato per un lavoro e troppo grande per essere adottato come un figlio. Purtroppo la mamma dopo la morte del papà, che era il sostenitore della famiglia, si trovò ad affrontare la realtà della vita, sola con tre figli e senza un lavoro se non quello di essere chiamata in qua e la, come sguattera, ma certo con la sua persona esile e malaticcia sentiva nonostante il dolore che gli schiacciava il cuore, che doveva sistemare i suoi figli, così uno fu affidato ed adottato in paese, l'altra a Napoli. Io il solo a seguirla, ma per sopravvivere non c'era tempo per abbracciarmi, per coccolarmi, ed io con la mia turbolenza sentivo questa mancanza, e lavorando tutta il giorno, solo dopo essersi resa conta che non gliela avrebbe più fatta a tenermi, mi consegno a Padre Marella, quell'otto Aprile del 1958; toltasi questo peso che gli faceva sanguinare il cuore, morirà neppure due mesi dopo … non dico contenta, certo però, sapeva di mettermi nelle mani di un Santo uomo, ed io non posso che constatare tutto questo. Certo Padre Marella mi ha dato molto di più di quanto avessero potuto darmi i miei genitori e tutti parenti messe assieme, e quello che è certo continua ad elargirmi fiducia, certezza e la forza di affrontare le tante disgrazie che ho dovuto affrontare, e ne sono certo se non avessi avuto Lui, io oggi non sarei qui a scrivere.

È inutile dirlo, specie i primi anni, non furono facili, non vedendo più la mamma e non sapendo della sua morte, cercai di scappare per ben tre volte dalla "Casa Rifugio" il Conte, pur sapendo che una volta ripreso, e non poteva che essere così, ne avrei preso dalle assistenti di quella casa. Ma per saperne di più su questa mia vita privata bisognerebbe leggere, il libro "Una lettera d'amore a Padre Marella", dove ricordo il mio stretto rapporto di figlio, verso quel santo uomo che mi faceva da mamma e papà.

In questo sito dove sto iniziando questo cammino per me nuovo, non voglio parlare di me, ma voglio meglio mettere a fuoco, questa figura straordinaria che tanti bolognesi hanno conosciuto ed hanno usufruito della sua carità. Nessuno saprà mai come facesse a sfamare tanti giovani. In quel periodo si calcolava che vi erano tra i cinquecento e le seicento bocche da sfamare, ma nonostante questo aiutava tutti anche quelli che erano fuori dal suo collegio. Il suo infinito amore non aveva ne limiti, ne confini, chiunque bussasse alla sua porta non rimaneva deluso. In una testimonianza fatta da una persona di quel tempo, riporta che i poveri erano tanti e da quel cestino che poteva contenere al massimo una trentina di pani, ne uscirono tanti, tanti di più, qualcuno pensò alla moltiplicazione dei pani e dei pesci fatta da Gesù, ma li davanti a loro vi era solo Padre Marella, che nonostante il rumore fragrante delle bombe che distruggevano Bologna, Lui Padre Marella continuava a distribuire pani a tutti quei poveri affamati, che la guerra aumentava tutti i giorni.


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