Padre Marella, padre e amico dei poveri


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La storia

Padre Marella, padre e amico dei poveri

INTRODUZIONE

Mi accingo a parlare di Padre Marella che come più volte ho avuto modo di scrivere e di parlarne, per me è stato nello stesso tempo papà e mamma. Il mio racconto forse fin troppo "statico" perché vorrei mettere a fuoco un pochino di più i momenti meno belli e più sofferti di questo "Santo" Sacerdote, che per amore dei poveri nei quali vedeva il volto di Cristo, si è fatto povero come loro per meglio farsi capire da loro, nonostante la sua fosse una famiglia agiata e dunque, avrebbe potuto farlo vivere da signorotto agiato.
Come dicevo il mio racconto si soffermerà su quel "tratto di strada", ove i Periti storici con molta probabilità hanno cercato di baypassare a lunghi passi i sedici lunghi anni di "Sospensione a Divinis", quando invece Lui, insieme alla sua famiglia si era donato a Dio, per il bene dei poveri. Così se il Perito Storico accenna la Sospensione a Divinis a lunghi passi, per non calcare la mano su coloro che non videro la "fede", il "nuovo" nel nome di Dio, attraverso questo Sacerdote e che avrebbero potuto e dovuto aiutarlo, mentre invece l'ostacolarono. Io come figlio adottivo di questo straordinario eroe della carità, vorrei mettere a fuoco o quanto meno soffermarmi un pochino di più su questo "tratto di strada", tanto doloroso per il giovane Sacerdote Olinto e per tutta la sua famiglia. Chiunque in questo inizio di secolo che abbia intrapreso la "via della novità", e ve ne sono stati tanti, sono stati tacciati e accusati di "modernismo", e furono messi "in croce". Tra questi, anche diversi sacerdoti e Don Marella uno di questi. Molti rinunziarono al loro Ministero sacerdotale perché non riuscirono a sopportare la gogna ed il dolore che questa persecuzione comportava, essere accusato ingiustamente. Forse mi ripeterò anche troppo, ma Don Olinto Marella ha dovuto sopportare questa gogna e questo dolore per sedici anni lunghi anni, oltre cinquemilaottocentoquaranta giorni e, baypassare tutti questi giorni di dolore e amarezza, a lunghi passi o periodi come si suole dire, ad un figlio sia pure adottivo, ma l'amore non conosce questo confine, a distanza di oltre un secolo ancora brucia. Sapere che il proprio "Padre" è stato tenuto a debita distanza come se fosse un appestato o un lebbroso, mentre faceva e distribuiva carità, ancora oggi fa male e, nello stesso tempo arrivo a comprendere che questa sofferenza è una cosa che solo i santi possono riuscire a sopportare.
Dunque questo mio racconto fin troppo "meticoloso", mi porta a fermarmi più allungo, in quel doloroso periodo dei sedici anni di allontanamento dalla Chiesa di Don Olinto. Purtroppo i Periti Storici che pur nella loro concretezza dei fatti, sicuramente hanno dovuto passare un "panno umido" su quella polvere di dolore, per non calcare la mano più di tanto, su chi allora non seppe vedere, non seppe intuire.
Purtroppo Don Olinto fu accusato ingiustamente di modernismo e dovette soffrire molto per questa accusa ingiusta e non veritiera, ed il suo vescovo pur non avendo nessuna prova, lo condannò alla Sospensione a Divinis. Per fortuna tra questi uomini ve ne sono anche di quelli che sanno guardare aldilà della "Cortina".
Non posso annoverare che tra questi l'Arcivescovo di Bologna S. E. il Cardinale G. B. Nasalli Rocca, … che Dio l'abbia in gloria. Il quale oltre a togliergli questo peso dall'anima della Sospensione lo accolse in seno al suo clero bolognese e, come avremo modo di vedere più avanti, Don Olinto non deluderà il Cardinale, perché la Diocesi di Bologna accogliendo Don Olinto, crebbe in fede, in carità e amore, tanto che Padre Marella viene riconosciuto come la "Coscienza di Bologna". La stessa Santa Madre Chiesa ha riconosciuto le "Virtù eroiche, caritative e di fede" di questo suo Sacerdote. Cosa questa che già da diversi decenni i nostri padri avevano capito ed aspettavano con ansia. Padre Marella diceva che i bolognesi sono come l'Apostolo San Tommaso, non credono se non ci mettono il naso, i bolognesi cedettero in Lui, e tutt'ora credono nella Sua "Santità", tanto che a distanza di oltre quarant'anni dalla sua dipartita da questo mondo, l'Opera da lui creata a favore dei poveri è "viva e vitale".
Dopo che Don Olinto fu "condannato" alla Sospensione a Divinis dovette lasciare la sua isola di Pellestrina, per andare là dove riusciva a vincere per concorso la cattedra d'insegnamento di Storia e Filosofia. Come vedremo attraverserà un po' tutta l'Italia intera. Don Olinto rivoluzionò l'etica d'insegnamento, fino ad allora operata. Don Olinto non stava dietro la cattedra ma cominciò ad insegnare avvicinandosi agli scolari, convinto com'era che anche dai più "asini" poteva farsi capire ed insegnare loro, ed apprendere da loro qualcosa. Il professore Marella non vedeva solo l'allievo ma guardava oltre. Dunque ancor prima di pretendere rispetto dai suoi scolari, il professore Marella rispettava loro, rispettava ogni ragazzo, convinto com'era che da ognuno si poteva pretendere qualcosa, perché ne era certo, Dio, ad ognuno aveva dato un "talento da far fruttare".

Amici di Padre Marella, apro questo mio sito per parlare con voi di Padre Marella e magari, anzi spero di imparare a sapere anche qualcosa da Voi. Perché ne sono certo tanto so su questo Sacerdote che mi ha fatto da padre/madre, ma ancora di più non so. Dunque più ancora che farvi sapere la mia esperienza con Lui, mi piacerebbe anche imparare qualcosa da voi.

Un uomo, un Santo che per decenni non fu capito, ma ostacolato, osteggiato ed accusato di cose non vere, perché non capito per il suo modo di fare la carità, ed il suo insegnamento. Ne sono certo, quello che mi accingo a raccontare, frutto di ascolto e di studi, di approfondimenti, di ricordi di un tempo vissuto vicino a Lui. Questi miei racconti forse non sempre collimeranno con l'ufficialità che altri più competenti di me ne hanno tracciato la figura e la sua storia. Il mio racconto è il racconto di un figlio, di colui che ha sentito la sua mano calda d'estate e la sua mano fredda d'inverno, cose che solo un figlio può sapere.
Si sa i cronisti raccontano le cose che vedono e le interpretano secondo anche i loro sentimenti, trascurando a volte quei piccoli dettagli che spesso fanno ancor più grande e rendono più simpatico ed importante un personaggio. Pertanto questo è, e vuole essere un Padre Marella tutto "mio", personalizzato, che nulla vuol togliere al Sito ufficiale, ma se mai vuole arricchirlo e rendere questo santo uomo più vicino agli ultimi, più comprensibili ai meno sapienti, perché raccontato non certo da un dotto. Ecco perché, innanzi tutto voglio chiedere scusa all'Opera che con il suo Sito Ufficiale se pensa che io voglio fargli concorrenza, non è questo il mio intento. Mi è stato detto e confermato che ognuno può costruirsi un Sito e scrivere e parlare, ed io non voglio ledere nessuno, ma se mai arricchire di prestigio questa figura carismatica, proprio perché ho avuto la grandissima fortuna di essergli stato e vissuto accanto. E dunque il mio racconto non vuol fare competizione con nessuno, meno che mai con l'Opera padre Marella. Il mio vuole essere un racconto di un figlio adottivo che vede e stravede per suo papà, per il suo "diletto". Pertanto chi si avvia ad aprire anche solo per curiosità questo sito, non lo segua o prenda per motivo di studio, ma solo per un sapere più casareccio, che essendo vissuto a stretto contatto con questo santo, avendo respirato la sua aria, avendo toccato le sue mani. Un figlio che sa e sente, ciò che l'ufficialità non può ne sentire ne ha potuto vedere, perché più che parlare con le "carte" in mano, parla con l'amore che esce dal cuore.

Carissimi amici, amiche, … fratelli, … si! fratelli, perché chiunque sia stato assistito, curato ed amato da questo grande Sacerdote (io uno dei tanti) è un mio fratello o sorella, per aver avuto lo stesso Padre putativo, e le cronache raccontano che abbia assistito tra gli otto/diecimila giovani.
Mi accingo ad iniziare questo cammino di "conoscenza", con la speranza di poter dare con il mio racconto valido aiuto a coloro che intraprendono il difficile compito di educatori. Di ritrovare attraverso internet, ancora qualche fratello, sorella, amico, che hanno amato o anche solo ammirato questo Sacerdote che ha dedicato tutta la sua lunga vita per i più bisognosi, ai poveri qui a Bologna. In una omelia qui nella cattedrale di S. Pietro a Bologna, da un principe della Chiesa lo ha definito: Padre Marella la "Coscienza di Bologna".

Cari amici come abbiamo visto Don Olinto non ha certo trovato terreno favorevole per la sua missione ministeriale e caritatevole, ma ha dovuto superare ostacoli insuperabili per un comune mortale. Ma facciamo un salto indietro, d'altronde non si posso certo raccontare (siamo arrivati, anche se grandi passi, al 1930 circa) quasi mezzo secolo di storia in poche pagine, tanto più bisogna pure tener presente della memoria che a volta ricorda cose dopo averne detto altre. Dunque sarà del tutto normale per me, fermarmi e magari fare un salto indietro nel tempo, ogni qualvolta mi ritorna in mente qualcosa che a prima vista avevo tralasciato ora per dimenticanza, ora per finire un discorso o un periodo storico senza essere accavallato ad un altro.

Così ora mi torna alla mente quando nella prima decade del 1910 (credo nel 1907), la data precisa la riporteranno gli storici, quando il giovane Sacerdote Olinto Marella partendo dalla sua isola natia con una quarantina di giovani intorno ai venti anni, metà maschi e metà femmine,, fece una lunga gita in bicicletta, di diversi giorni, con diverse tappe intermedie, per arrivare fino a Trieste e fare ritorno a Pellestrina. Come abbiamo visto siamo nei primi anni del "900, e già era stato scandaloso per quei tempi aver aperto una scuola mista, tanto da fare andare su tutte le furie il suo vescovo diocesano; provate ad immaginare cosa abbiano detto e pensato per questa gita che Don Olinto si accingeva a fare con questo gruppo misto di ragazzi, uno scandalo nello scandalo, forse non lo sarebbe stato se Lui non fosse stato Sacerdote.
Prima di partire fece mettere a tracolla (come si usa ora per i sindaci dei nostri comuni) una striscia tricolore. Dunque questi ragazzi erano ben visibile e destavano anche una certa curiosità.

Ma Don Olinto nulla faceva d'improvvisato, Lui oltre ad essere laureato in Storia e Filosofia, era pure laureato in Scienze pedagogiche. Dunque sapeva bene lo scalpore che poteva suscitare quella gita, ma Lui conosceva i suoi ragazzi e sapeva che si poteva fidare di loro, così come sapeva che quella gita li avrebbe maturati a crescere nella libertà di Dio. Dunque vedeva ben oltre il suo naso ed aldilà della cultura arretrata del suo tempo. La storia poi ci fa vedere che Don Olinto sapeva vedere ed interpretare le cose, che sarebbero successe poi, con un anticipo di quasi un secolo. Questa la lungimiranza dei pionieri, saper anticipare i tempi, in una cultura che spesso tende a rimanere ferma, per la paura del nuovo. Don Olinto non faceva parte di questa cultura. Infatti fu il primo a portare il clergyman , anche se questo è stato una forzatura, quando dovendosi togliere l'abito talare fino ad allora portato, per la Sospensione a Divinis, non volle essere vestito da civile, e come ho già detto, da un vecchio frac di suo padre, la mamma Carolina ne fece una divisa per Lui, che lo accompagnerà fino alla morte. Questo suo metodo d'insegnamento, il voler che i giovani di ambo i sessi stessero insieme era una cosa che partiva fin dall'infanzia, mentre ancora per decenni, la cultura corrente tenne i maschi da una parte e le femmine dall'altra. Su questo insegnamento "filosofico" e nello stesso tempo "pedagogico", c'è ne sarebbe da scrivere enciclopedie, come sicuramente a posteriore qualcuno ha fatto, ma Don Olinto lo fece quando ancora tutto questo era considerato uno scandalo, e la proibizione dello stare insieme nelle scuole era ferrea.

Questo suo vedere "avanti" nell'educazione dei giovani, sarà una delle tante gocce che fecero riempire il bicchiere, quella che farà scattare da parte del suo vescovo la "Sospensione a Divinis", cioè in non poter amministrare il suo Ministero Sacerdotale. Così come ebbe noie, proprio perché non capito dal suo vescovo, per il suo insegnamento ai giovani seminaristi. Don Olinto Marella vedeva lontano ed aveva capito che si poteva insegnare meglio e di più scendendo dalla cattedra e stando tra i banchi, tra i giovani, cercando di stimolare gli studenti a trovare loro la soluzione o, una soluzione del problema. Dunque ciò che oggi sembra "tutto scontato o dovuto", cioè a veder normale che nelle aule scolastiche vi sono studenti di ambo i sessi, fino a non molto decenni fa, era vietato, figuratevi oltre un secolo fa. Ora come vedremo Padre Marella ha saputo anticipare i tempi con i suoi insegnamenti, in diverse "discipline della vita".
Don Olinto una volta Sospeso dal suo Ministero Sacerdotale, non poteva più insegnare al Seminario della sua Diocesi e non poteva più insegnare e neppure in quella scuola per i poveri, il "Ricreatorio Popolare", da lui voluta e costruita a sue spese, per il bene dei fanciulli poveri dell'isola di Pellestrina.
Lasciò la sua isola natia, per trovare di che vivere e, l'unica cosa che ben sapeva fare e sentiva nel suo cuore era quella di insegnare ed aiutare proprio i più poveri. Dunque non fu difficoltoso per Lui trovare altrove, dove insegnare. Senz'altro fu un disaggio dovendo lasciare la propria abitazione (allora la più grande e bella dell'isola) e portarsi con se la mamma che era rimasta vedova, e due dei suoi quattro figli gli morirono per malattia, prima Ugo il maestro di musica nel 1902, poi nel 1913 il fratello Tullio l'ingegnere che costruì il Ricreatorio popolare, che ancora oggi pur non essendo più adibito a scuola, e una delle più belle costruzioni dell'isola, nonostante abbia compiuto oltre un secolo di vita. E per mamma Carolina non fu facile seguire per tutta Italia il suo Don Olinto.

Come abbiamo visto insegna a Messina, Pola, a Chieti, a Ferrara, ed infine a Bologna. Ecco perché riterrei giusto e doveroso parlare ed elogiare molto di più di questa speciale mamma Carolina De' Bei, perché è stata grande su tutti punti, dal dolore, all'umiltà nel vivere il dolore ed il dramma del figlio Sacerdote, di servire nell'umiltà gli altri, lei che era una nobile donna di fine "800.


A Don Olinto non fu risparmiato nulla, fece il militare a Torino e lo fece proprio nel periodo bellico della prima guerra mondiale, come sergente prima e di ufficiale poi della Sanità. E proprio in queste vesti di ufficiale della Sanità fu trasferito a Bologna all'Ospedale Militare, dove si troverà a curare non solo le ferite del corpo ma più ancora quelle dell'anima, e credo che proprio in questo periodo da ufficiale della Sanità si "innamorerà di questa Città", che non passeranno molti anni lo accoglierà prima per le sue doti di intelletto come professore universitario, poi, riabilitato dall'Arcivescovo di Bologna G. Batista Nasalli Rocca come Sacerdote, ma poi sarà la Città di Bologna ad innamorarsi di Lui, ed oggi come vediamo nonostante siano passati quarant'anni della sua morte lo ama come fosse ancora presente, certamente è nel cuore di tutti i bolognesi, credenti e non credenti, ed ancora più oggi che sta per salire agli onori dell'altare come Beato.

Come ho accennato Don Olinto non trovò difficoltà nel trovare dove insegnare, Lui era un uomo molto dotto, sapeva parlare e scrivere in diverse lingue, e questo lo possiamo trovare nella sua tesi di Laurea del 1903, un anno prima di essere ordinato sacerdote, scritta non solo in latino, ma anche in francese, in tedesco e greco, oltre ovviamente l'italiano.
Ora visto che nelle prime pagine ho corso un po' troppo per portarlo "là" dove la miseria umana lo ha "incoronato "Padre". Ora come ho accennato faccio un passo indietro per non saltare cose importanti, come ne sono certo, molte ne dimenticherò, o addirittura non ricordo o non mi sono giunte alle orecchie.

Nel 1923 Il Ministero della Pubblica Istruzione incarica il professore Marella di tenere a Bologna dei "Corsi di Educazione ed Igiene Infantile". Così lo vedremo pure in una Commissione voluta dell'allora Primo Ministro on. Giolitti per "vagliare" i libri di Scuola Elementare della Scuola Italiana, nel 1926 istituisce la prima Scuola d'Italia, sempre a Bologna, per Maestre d'Asilo, allora si chiamavano Maestre Giardiniere.
È, tutto questo da Lui cocciutamente voluto, convinto com'era, che l'infanzia andava curata e seguita fin dai primissimi anni e seguendoli poi a fino alla maggiore età.
Chiedo scusa se faccio un'interruzione, ma ci tengo a far presente che chi stava con Padre Marella, nella sua Città dei Ragazzi. I suoi ragazzi diventavano maggiorenni a diciotto anni, mentre passarono decenni prima che lo stato Italiano portò l'età di maggiorenne a diciotto, prima si diventava maggiorenni a ventuno.

Siamo ancora agli anni trenta, ed essendo oltre che uno stimato professore era anche uno stimato critico, tanto che nelle sua lunga "Sospensione a Divinis" collaborò con diverse testate giornalistiche del suo tempo. Non solo scrisse anche uno o più libri, certamente uno (dovrebbe trovarsi all'Archivio di Stato a Torino, ma ancora più certo che fu censore e scrisse diverse "prefazioni" su libri altrui. Ma essendo anche un Sacerdote seguito e dotato di alta Spiritualità, dirige Spiritualmente la sig.ra Laudonia Venuti, Fondatrice dell'Opera Leopoldo di Rovigo.
Sempre nel trenta dirige Spiritualmente la sig.ra Olga Venturi (bolognese che a San Giovanni Rotondo ha Costituito l'Opera di recupero dei bimbi abbandonati. Ed è quasi inutile dirlo, perché i Santi ancor prima di ritrovarsi in paradiso si ritrovano fra loro anche sulla terra, e Don Olinto Marella era molto amico e confidente di Padre Pio, e Padre Marella spesso si recherà da Lui, sicuramente non solo per amicizia ma anche per chiedere consigli e forse anche darne. Diventa Dirigente dell'Opera Bedetti (un Opera anche Essa che si occupa della miseria umana, con la sig.ra Turolla, che io ho anche avuto modo di conoscere), e Fonda il Pio Gruppo di Assistenza religiosa negli agglomerati dei Poveri qui a Bologna. Nello stesso tempo continua il suo insegnamento al liceo Minghetti di Bologna, e viene nominato Consigliere Particolare della "San Vincenzo", anche Essa una "Istituzione"che si occupa degli emarginati, e sempre qui a Bologna.
Fermiamoci un attimo e proviamo a chiederci come un essere umano, potesse essere impegnato in così tante attività, e dove trovasse tanta forza e vigore se non fosse spinto da quell'amore di Dio, che nel povero vede il volto di Cristo. Evidentemente dopo la sua rinascita avvenuta in quel famoso Lunedì giorno della candelora per i bolognesi, ma anche il giorno della Presentazione di Gesù al Tempio, (il 2 febbraio 1925), Lui (il Sacerdote Marella) lavora e si impegna e riesce in questo intento, come se volesse recuperare il "tempo perduto" di quei sedici lunghi anni di inattività del suo Ministero sacerdotale, come se le sue giornate non fossero di ventiquattro ore ma, di quaranta otto o più. Tanto sente questa sua missione di educatore, in questa sua missione di volontariato dell'educazione al prossimo, che invece di stancarsi, che, sembra che "più fa e più si riposa". Veramente e sicuramente impossibile stargli dietro, perché Lui, non aveva una marcia in più, come si è solito dire, ma ne aveva tre, quattro, più degli altri esseri umani, e non si potrebbe spiegare altrimenti.

Da quel Lunedì due febbraio 1925, "era esploso" come un vulcano, dalla quale "bocca" del suo cuore, fuoriesce tanta attenzione e carità, che per oltre sedici anni era stata forzatamente tenuta dentro. Ma dopo la rinascita, ovunque lo si desiderasse, Lui era ovunque ed instancabilmente presente. Tanto che "uno" diceva di averlo visto là, un altro sempre nello stesso tempo lo vedevo dall'altra parte, ed altri in una altra parte ancora, tanto correva per essere presente materialmente e spiritualmente. Tutti avevano bisogno di un suo consiglio, di un suo suggerimento.

Come vediamo dalla sua cronistoria, già dal 1936 accoglie i primi orfani (si mette in proprio, ma dalle testimonianze, Lui già "teneva e seguiva" i suoi orfani affidandoli ad altre Congregazioni a cui pagava la retta per tenerli) nella Casa di residenza in Via San Mamolo 23, (anch'io mi onoro di essere stato residente in quella abitazione di Padre Marella e posso testimoniarlo con i fatti e le carte in mano). È, in tutto questo darsi da fare, vi era sempre l'aiuto incondizionato della sua diletta mamma, che si "spegnerà" fra le braccia del figlio il nove gennaio del 1939. La mamma, che specie negli ultimi anni, non era raro che si lamentasse con il suo diletto figlio Olinto, quando lui al ritorni a casa dal suo "girovagare di carità", gli portava a casa un "fagottino vivente", un bimbo abbandonato o consegnato a Lui da una mamma morente o in difficoltà.
E dalla testimonianza di una sua aiutante, si parla che la mamma di Padre Marella non sapendo più dove mettere e far dormire i bimbi piccoli, adoperava i cassettoni del suo comò, per far dormire questi piccoli angeli abbandonati. Potrebbe, cari amici e devoti di Padre Marella, tutto questo sembrare una favola, ma è la pura sacrosanta verità, riportata dalle testimonianza di allora. Questa testimonianza che la mamma Carolina, adoperasse i cassettoni del comò per far dormire i bimbi piccoli, perché non vi era altro posto tanto la casa era satura di bambini, mi è sempre rimasta nel cuore, come un'immagine viva da me "vista", quando invece io non ero neppure in "cantiere" per nascere.

Cari amici e devoti di Padre Marella soffermiamoci un po', facciamo un bel respiro prima di ripartire per questa "avventura" e mettere più a fuoco questa figura di "mamma santa", che seppe stare vicino al suo figlio Olinto e seguirlo in tutti i suoi spostamenti, che come abbiamo potuto vedere, sono stati tanti, per alleviarli quel dolore atroce e pesante che la Sospensione a Divinis gli aveva posto sulle spalle e nel cuore, oltre che nell'anima. Una mamma che tutti desideriamo avere, per sentirci amati, sentirci compresi, sentirci aiutati, sentirci coccolati. Io la mamma lo avuta per poco, sono rimasto orfano di entrambi i genitori, ma il Signore Dio, non mi ha abbandonato, ed ho avuto la grandissima fortuna di avere come papà e mamma messi assieme, nella figura di Padre Marella. E di questo non posso che essere grato a Dio, e viepiù a Padre Marella che ha accettato da farmi da "genitori".

Siamo arrivati, anche se a grandi passi agli anni 1940/"45, anni terribili della seconda guerra mondiale e Bologna soffrì molto di questo conflitto, sopportando diversi bombardamenti che distruggevano palazzi, case. Che vedevano padre Marella farsi in quattro, in otto per soccorrere la povera gente, in particolare si prendeva cura dei piccoli, spesso rimasti soli. Furono questi gli anni più eroici di carità per Padre Marella, che sicuramente ne avrebbe voluto farne a meno, ma ringraziamo Dio di avercelo dato e, Bologna non può dimenticare questo piccolo/grande Sacerdote che per la povera gente di Bologna e dintorni (va venivamo accolti da ogni parte d'Italia, io infatti sono foggiano di provincia) ha fatto veramente tanto. Ed ancora oggi, tanta gente, ormai alla fine della propria vita, sente ancora vivente questo Santo Sacerdote, dispensatore della carità di Dio, salvatore delle anime. Aiutando amici e nemici, partigiani e occupanti tedeschi, gente di ogni razza, ebrei e fuggiaschi militari tedeschi che nascondeva nella cantina della sua casa di Via San Mammolo o altro posto che li facesse stare al sicuro. A volte (più di una volta, come ci ricordano le testimonianze), offriva la propria vita, davanti ad un plotone di esecuzione per salvare gente, padri di famiglia. Lui toglieva un padre di famiglia e diceva: "tu vai a casa che i tuoi figli ti aspettano", lasciando sbalorditi gli stessi "nemici" che non eseguivano più l'esecuzione capitale, tanto e tale era il rispetto che avevano per questo Santo e meraviglioso Prete che aiutava tutti indistintamente, così, raccontano ancora le testimonianza quel padre, quella gente che già con gli occhi chiusi aspettava la morte, quando ormai i fucili dei soldati erano puntati e pronti a sparare, Lui Padre Marella riusciva a fermare.
Come vediamo dalla sua cronistoria Padre Marella era un vulcano di idee del "darsi da fare" per gli altri, così come abbiamo visto tra le baracche dei poveri alla periferia di Bologna, prodigarsi a portare la dove le Chiese non c'erano o erano state rase al suolo,, Padre Marella crea la Chiesa, celebra fra quei resti di macerie la Santa Messa, e il popolo lo segue, con Lui vicino passa la paura, il popolo lo ama in tutto ciò che fa. Così apre asili, costruisce Chiese, Fonda la Sua Opera, Fonda Associazioni per le Terziarie Francescane - che chiameranno per sempre, le Suore di Padre Marella. Queste consorelle che hanno aiutato il Padre e la sua Opera dando tutto se stesse ed anche di più, pur di aiutare il loro Fondatore che le rifondeva di quella forza e di quella fede, che solo Lui sapeva effondere. Suore che accudivano gli orfani di Padre Marella con una cura di madre, con un sacrificio persino indicibile ed incredibile dai loro racconti, per le fatiche, ma non ebbero mai a lamentarsi, perché vedevano il loro Padre Spirituale, Padre Marella, che come un elettrone intorno ad un atomo, sempre in movimento, sempre a correre, per aiutare. Le sue suore, anche esse eroiche di carità cristiana, che lo aiutano ad aprire diverse "Case Rifugio", per assistere poveri e orfani. Qualcuno le accuserà perché non le vedevano spesso in Chiesa a pregare, ma Esse pregavano mentre lavoravano. Il Padre Marella aveva detto loro: "che il Signore accettava più volentieri le loro preghiere, che esse recitavano mentre lavoravano o accudivano un bimbo". Il Padre "pretese" da loro che imparassero a memoria le preghiere e tutto ciò che il breviario indicava loro come Suore e Terziarie Francescane, questo più volte mi hanno confidate le Suore di Padre Marella. Questa la vera carità di Cristo. E questo esempio lo abbiamo visto e toccato con mano da una suora Albanese (come Padre Marella), Madre Teresa di Calcutta, agire sul "campo" vale molto di più.
Padre Marella apre oratori e ambulatori medici. La Sua fu una carità vera, che si toccava con mano, che si vedeva anche con gli occhi del corpo, e come si poteva rimanere inerti nel vedere Padre Marella?
Così arrivano i primi riconoscimenti da parte delle autorità civili e religiose, e nel 1947 nel giorno dell'Epifania, riceve il Premio della Bontà dal Cardinale di Bologna Nasalli Rocca e dal Sindaco di Bologna Giuseppe Dozza.
Nel 1948 Fonda la prima "Città dei Ragazzi" autogestita dagli stessi ragazzi, questa la grande e meravigliosa novità. Già Don Bosco fondò la sua Città dei Ragazzi, ma questa era gestita da sacerdoti ed educatori, questa di Padre Marella era gestita dai suoi ragazzi, con tanto di elezione "politiche" che avvenivano ogni anno, con tanto di scrutinio segreto, ed io sono stato negli ultimi tre anni di Padre Marella vivente, Sindaco di questa meravigliosa Città, e tuttora sono orgoglioso di essere stato un Sindaco di questa meravigliosa "creatura" di Padre Marella.

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