Padre Marella, padre e amico dei poveri


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Comunità per il trattamento dei problemi di alcool - Pieve di Cento

Le Comunità di oggi

Nella zona di Cento di Ferrara Padre Marella è sempre stato di casa, avendovi aperto diverse comunità. In seguito però, non essendo queste più a norma con le nuove leggi socio-sanitarie, le si dovettero abbandonare. Negli anni 70, subito dopo la morte del Padre, l’Opera, con il generoso contributo di Suor Giacinta Busellato e Suor Maria Zattarin, instancabili questuanti, costruì alla periferia di Pieve di Cento una bella casa a due piani, con annessi giardino e campo sportivo, destinandola all’accoglienza di minori affidati a coppie di sposi.



In stretta collaborazione con la parrocchia del paese, che ha sempre considerato tale struttura come la “casa della carità” parrocchiale, per una decina di anni vi sono stati accolti diversi minori, affidati alla cura di coppie di sposi, con il prezioso aiuto di volontari della Caritas parrocchiale.
A seguito della tragica situazione della ex-Jugoslavia, dal 1993 al 1995 la casa è stata aperta per accogliervi un gruppo di profughi, mamme con bambini, provenienti dalle zone colpite dalla guerra.

Dopo un delicato e complesso lavoro di inserimento delle madri, con i loro figli, nel tessuto sociale della zona, coordinato dalla psicologa dell’Opera, ora la casa è stata ristrutturata e ha cambiato destinazione d’uso: è diventata una comunità terapeutica per alcolisti, dove sono stati prima di tutto accolti parte degli ospiti che stavano a Boschi di Baricella. Infatti la comunità nasce a Boschi di Baricella nell’autunno del 1997 all’interno di un rapporto di collaborazione tra l’Opera Marella e la parrocchia. Il Parroco don Santino Corsi chiese al dott. Giovanni Bonfante, responsabile attuale delle struttura, di pensare ad un progetto su una casa dell’Opera Marella che si trovava poco lontano dalla canonica. Dopo una presentazione a Padre Gabriele Giovanni, con la moglie Elisabetta De Gennaro iniziarono a scrivere e a realizzare il progetto in questione in qualità di esperti del settore. La loro idea, dopo un iniziale periodo di assestamento, si orientò subito verso una tipologia di persone i cui problemi non trovavano una risposta adeguata sul piano normativo regionale. Dopo sette ani di attività, la necessità di avere una maggiore copertura finanziaria, attraverso l’aumento del numero di ospiti (dagli 8 di Boschi ai 14 di Pieve), li spinse a chiedere uno spostamento di sede all’Opera Marella. Arrivarono quindi a Pieve di Cento dove si trovano tutt’oggi. I responsabili attuali della struttura, debitamente coadiuvati da altri operatori, sono quindi il dott. Bonfante Giovanni e la moglie, che devono essere direttamente contattati per un eventuale inserimento.

Le attività principali sono: C.A.T, colloqui individuali di sostegno, riunioni di gruppo, attività espressiva teatrale, incontri settimanali a tema, piscina e palestra, raccolta della mobilia usata, pulizie interne e manutenzione della casa, lavanderia, turni di pulizia dei piatti, orto, divisione e distribuzione del banco alimentare, vacanze in montagna e al mare e attività libere di partecipazione alla Messa Domenicale, e sono in preparazione incontri su temi di spiritualità.
L’obiettivo di questa struttura è il trattamento dei problemi alcol-correlati gravi. La scelta di questo tipo di progetto è stata il frutto di un incontro tra le aspirazioni personali del responsabile e della moglie ed il bisogno di formulare una proposta di aiuto in un ambito del disagio non precisamente normato.

In questa comunità vengono accolte persone di sesso maschile, maggiorenni, inviati necessariamente da un servizio che finanzia e legittima l’inserimento (Ser.t, Simap, servizi sociali del comune di residenza); la persona può entrare sia che abbia un lavoro o meno. Le attività lavorative, oltre a quelle già citate, si configurano in normali rapporti di lavoro o borse lavoro presso cooperative sociali. Con il comune di Pieve di Cento abbiamo buoni rapporti tanto che abbiamo ottenuto l’assistenza domiciliare per un nostro ospite. Del resto siamo conosciuti dai servizi della zona, anche se senza un preciso rapporto di collaborazione. Abbiamo buoni rapporti con la Caritas Parrocchiale e collaboriamo con le loro attività. Per quanto riguarda il tempo di permanenza in struttura non è possibile indicare un dato univoco: alcuni progetti prevedono una certa tempistica, mentre altri (data la gravità della situazione) no. Abbiamo avuto alcuni rari casi di recupero con progetti di otto mesi, mentre in altri casi gli ospiti sono stati da noi fino alla loro morte.
Per ora la struttura accoglie fino ad un massimo di 14 persone, ma è previsto un ampliamento che permetta di raggiungere i 18 posti letto. Il personale impiegato è costituito da 4 dipendenti a tempo pieno (2 laureati in sociologia, un educatore professionale e un economista) più una cuoca part-time.


In quanto ad attività particolari organizzate a favore dell’ospite, cerchiamo di programmare gite, vacanze, uscite per il cinema e il teatro. L’assistenza di tipo pratico, religioso e spirituale viene fornita su richiesta degli ospiti e in base alle necessità.

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